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Sotto esame la vendita del’ex velodromo

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Il consigliere Eugenio Canora solleva, con un’interrogazione, dubbi sulla procedura.

Continuano in città le proteste sulla vendita da parte dell’amministrazione Servalli del patrimonio di pregio del Comune. Oggetto di contestazioni sono, in particolare, la vendita di Palazzo Buongiorno e dell’area dell’ex Velodromo.

Il CoBeCo contesta la vendita di palazzo Buongiorno un bene identitario della storia cittadina. A palazzo Buongiorno si riuniva nel 1500 l’Universitas Cavese, cioè il consiglio dei maggiorenti, e, successivamente, dal 1800, il Consiglio Comunale. Inoltre, essendo il palazzo tutelato da un decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che espressamente prescrive “per effetto dell’alienazione non dovrà essere menomato il pubblico godimento del bene culturale, ovvero, dovrà essere preservata l’accessibilità da parte della collettività al bene onde consentire la visione e la percezione dei valori storico artistici da esso espressi, per rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza”, il CoBeCo contesta che di questa prescrizione non si fa menzione nel bando.

Su tutta la procedura seguita dal Comune per la vendita dell’area del Velodromo il consigliere Eugenio Canora ha presentato una interrogazione nel corso del Consiglio Comunale del 16 gennaio, sollevando questioni di legittimità degli atti relativi al procedimento di alienazione del Complesso sportivo (area ex velodromo) denominato “Parco dello Sport per Tutti”.

Bisogna ricordare che questa area sportiva ha avuto nel corso degli anni una storia tormentata e non è stata mai veramente sfruttata per le sue potenzialità. Avrebbe dovuto essere un Velodromo, una pista per la corsa delle bici. Ma non è stato mai ultimato. Per realizzarlo, nell’epoca in cui governava la Democrazia Cristina e la faceva da padrone il sindaco Abbro, furono espropriati con cifre irrisorie terreni agricoli molto fertili di contadini cavesi che si videro privati della terra che lavoravano per vivere. Abbandonato per anni senza essere completato, nel 2005 divenne oggetto di un progetto finanziato con fondi PON voluto dal Liceo Scientifico che intendeva utilizzarlo per l’attività sportiva dei propri alunni. Il Liceo sistemò parte dell’area e vi realizzò due campi di calcio. Il Liceo stipulò una convenzione con il Comune che gli garantiva l’uso dell’area fino al 2025.

Ma veniamo alle contestazioni di Eugenio Canora. Il consigliere evidenzia che quando fu adottata la Delibera di Consiglio comunale n. 50 del 15.09.2023, che approvava il piano delle alienazioni che contiene anche l’impianto di proprietà comunale denominato “Parco dello Sport per Tutti”, parte della suddetta area risultava assegnata in concessione al Liceo scientifico “A.Genoino con contratto-convenzione stipulato il 25.5.2005 Rep. n. 2808. Inoltre, con successivo Atto di intesa, sottoscritto in data 06 giugno 2018, tra Il Comune di Cava de’ Tirreni, concedente e Il Liceo Scientifico Statale “A. Genoino”, con il quale il Liceo, in vigenza del contratto-convenzione, nella sua qualità di concessionario, dava formale assenso al Comune di Cava de’ Tirreni di attivare una apposita concessione per la gestione dell’impianto.

Successivamente Servalli cambia idea e decide di non dare più in gestione l’area ad un privato, ma di procedere alla vendita, il responsabile del procedimento ing. Antonino Attanasio con nota trasmessa in data 28/09/2023 comunicava al liceo scientifico, ai sensi dell’art. 6 della convenzione sottoscritta in data 25 maggio 2005, la risoluzione del rapporto convenzionale. La comunicazione, asserisce il dirigente, è stata preceduta da un incontro tenutosi con i rappresentanti del Liceo Scientifico.

Ma osserva Canora che non risulta essere stato assunto al riguardo alcun provvedimento, come viene espressamente richiesto dall’art. 108 c.6 del D. Lgs. N. 50\ 2016. Né l’incontro tenutosi con i rappresentanti del Liceo Scientifico risulta verbalizzato e controfirmato dai partecipanti espressamente autorizzati dal dirigente scolastico ad assumere decisioni in proposito.

In sostanza il Comune sta cercando di vendere un’area per la quale ancora non risulta correttamente rescissa la convenzione con lo Scientifico, che nel corso degli anni dal 2005 ad oggi ha speso sull’area finanziamenti derivanti da PON senza averla poi mai utilizzata. Una vicenda con diversi lati oscuri su cui ora finalmente cercano di fare chiarezza il consigliere Canora e il CoBeCo.

Tutta questa fretta a vendere è motivata, secondo Servalli e la sua maggioranza, dalla necessità di reperire fondi per le esigenze del piano di risanamento del debito. E qui la vicenda assume i colori del grottesco, perché proprio in questi giorni sono arrivate dalla Corte dei Conti 72 pagine di richieste di chiarimenti sul Piano di Riequilibrio. Ma sorpresa, proprio leggendo la nota della Corte si capisce che i conti del Comune presentano molti punti di confusione e disordine contabile, ma la situazione non è così tragica come i nostri amministratori vogliono farci credere.

Tra l’altro la Corte scrive: Con la nota istruttoria del 14/06/2023, prot. n. 3714, si è rilevato che, ai fini del calcolo della durata massima del piano, l’importo delle passività da ripianare nel medesimo da prendere in considerazione è pari ad € 33.885.232,51 (e non € 59.242.217,58), dal che deriva che la durata massima del piano è pari a 15 anni (e non 20 anni).Per questo motivo è stato chiesto all’Ente di specificare le ragioni per le quali, ai fini del calcolo della durata del piano, abbia considerato l’intero ammontare del disavanzo di amministrazione 2021 (pari ad € 59.242.217,58), anziché soltanto la componente da ripianare nel piano (pari ad € 33.885.232,51).

Un altro aspetto controverso è quello dei debiti fuori bilancio, il cui riconoscimento secondo le modalità adottate da Servalli hanno appesantito erroneamente il disavanzo, mentre afferma l’attuale presidente del Consiglio Adolfo Salsano, da sempre contrario all’adozione del Piano di Riequilibrio, “i debiti fuori bilancio andavano accertati ai sensi dell’art. 186 del Tuel da applicare poi al bilancio di previsione dell’anno successivo, e non inseriti nel piano di riequilibrio”.

Insomma a che gioco si sta giocando? Chi vuol far credere alla città che la situazione è più tragica di quello che in realtà è?

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Lunedì, 27 Maggio 2024 -
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