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Tappa cavese per il poeta Arminio

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Venerdì 29 marzo, al Tennis Club di Cava, grazie al gruppo di lettura “Incontrarsi tra le righe” è stato presentato il libro “Canti di gratitudine” del poeta, scrittore, paesologo e filosofo Franco Arminio.

L’incontro moderato dalla scrittrice Norma D’Alessio, peraltro autrice di un libro narrazione sullo stesso scrittore dal titolo “Arminio & Arminio”(Marlin Editore), dall’alto della sua profonda conoscenza della poetica e del percorso di vita del poeta paesologo, ha consentito un dialogo a cuore aperto, toccando diversi argomenti della suo pensiero, come ad esempio il coraggio necessario per affrontare la propria inquietudine e tradurla in versi rispetto al quale, come dice lui stesso:

“Non si fa mai abbastanza, perché si può essere più coraggiosi e siccome sono pauroso rispetto al mio corpo, così, senza saperlo, quando scrivo, sono più coraggioso, ma non lo si è mai abbastanza”.

E qui cominciamo ad intuire cosa voglia dire Arminio, quando sussurra:

“Dietro ogni mia sillaba, c’è la mia faccia”

E poi continua:

“La mia cifra è sicuramente l’inquietudine, che mi è stata trasmessa da mio padre insieme al malumore, mentre mia madre mi ha trasmesso l’ansia…

Ognuno di noi viene da qualcosa e, con il tempo, capisci che forma hai, che forma prendi…

ma io credo che ci si possa curare, tutto può diventare cura, anche attraverso la poesia”.

A proposito poi dei suoi natali irpini:

“A Bisaccia, non ho goduto di nessun vantaggio, c’è sempre un vento contrario, c’è l’anti-intellettualismo dei contadini, se Milano non mette il marchio, non vali niente ma le avversità servono,…, le storie girano intorno al fuoco”.

E qui riecheggia anche il monito materno:

“Che studi a fare, se non vai neanche in televisione”, peccato che mamma Flora non abbia vissuto abbastanza per vederlo veramente quel figlio inquieto in TV.

Intanto, continua il poeta:

“Siamo qui, dobbiamo fronteggiare il niente che siamo e la lingua può creare ponti, relazioni, amicizia, gioia…, l’importante è tenera alta la follia, dare spazio all’imprevedibilità della vita, consapevoli dell’equivoco, dello stare qui per errore, e aver cura della vena poetica: l’unica salvezza che diventa strumento prezioso per percorrere questo nostro tempo”.

Ecco dispiegata a noi l’intimità di Arminio che in poche battute ci consente di riconnetterci con noi stessi, ci lenisce le paure, calma le fatiche del nostro quotidiano affannarci.

Esortandoci, infine, a guardare meglio, ogni cosa, come se fosse bella perché se non lo è “dobbiamo guardare meglio”.

Ad un certo punto dell’incontro Arminio ha poi deviato verso il pubblico, esortandolo a raccontarsi, a recitare proprie poesie, incoraggiandolo a cantare, come se egli stesso avesse necessità di toccare umanità.

Un pubblico che, tuttavia, come ha dichiarato l’indomani sui social lo stesso Arminio ha stremato il poeta:

“Ieri sera a Cava dei Tirreni alla fine della serata ero stremato. Ho detto ogni parola con tutto il corpo, le persone stanno vicine ma per portare l’emozione bisogna salire sopra alte montagne e poi farsi avvistare da chi sta dall’altra parte della valle, dall’altra parte del dolore.

Alla fine molti mi mostrano gratitudine per la serata divertente ma lo sforzo è molto grande, mette insieme, senza volerlo, il tempo degli dei, il tempo degli eroi e il tempo degli uomini.”

Certo non si può negare in Arminio una disarmante sincerità ed una visione dell’umana precarietà distratta, a tratti, da chi sa farsi prendere dalla sua poesia.

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Giovedì, 23 Maggio 2024 -
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